Catalogo Torre - Comune di San Mauro Pascoli (FC)

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catalogo Torre

Casa Pascoli, che lavora indefessamente sul “testo” pascoliano, ha ampliato così i suoi orizzonti al contesto. Prima a quello“famigliare”, il cognome, poi a quello storico locale, la Torre.Luogo del ricordo, della conservazione e raccolta dei documenti pascoliani nonché della loro esposizione, con questi cataloghi ha compiuto un'azione essenziale: ha strappato le mostre alla dimensione effimera e le ha destinate a futura e duratura memoria.

Il presente volume, come il lettore avrà agio di vedere, racconta e mostra la vicenda della Torre: un ampio complesso agricolo, diciamo così, denso di storia e di eventi che vengono narrati dall'antichità al periodo napoleonico.

Rosita Boschetti, curatrice della mostra e del relativo catalogo, di questo e degli altri citati nell'incipit(ma non va dimenticato il ruolo di Giorgio Zicchetti, li ringrazio entrambi), racconta, con passione e accuratezza filologica. Ci riporta, per cominciare, a tempi lontani, dalle fonti incerte, ai toponimi Giovedia e Rio Salto (questo ancora in uso) che sono i più antichi: il primo riferibile a un tempio a Giove il secondo alsaltus romano...

Non ho alcuna intenzione di tentare l'improbabile impresa di riassumere il testo che segue. Mi limiterò a sottolineare alcuni punti che emergono dalla trama. Comincio dal citato tempio. Di esso si occupò a più riprese Giulio Tognacci, studioso sammaurese assai attivo nella prima parte del secolo scorso. Gli lascio la parola: “GiulioCesare, insieme ad Asinio Pollione, per unirsi alle coorti che aveva già inviate sotto il comando di Ortensio verso Rimini, passò e si soffermò in quel tempio, dopo il passaggio del Rubicone (anno 705 di Roma e 49 avanti l’era volgare), e sul ponte romano del Luso, presso San Vito, seguitò poi per l’antica Emilia entrando all’alba coi suoi legionari in Rimini”.La notizia è assai assai interessante. Perché colloca il tempio nei luoghi (non solo fisici) all'origine della guerra civile. Rosita Boschetti, nondimeno, precisa: “Nelle fonti antiche prese in esame, relativamente al passaggio del Rubicone, non abbiamo trovato menzione del tempio o santuario a Giove presso cui Cesare si sarebbe fermato in preghiera, così come sostenuto a più riprese da Tognacci”. Nessuno è in grado di dire con certezza cosa accadde. Certo, se accettassimo del tutto i dettami della storiografia positivistica - non c'è storia senza documenti -, dovremmo liquidare tempio e preghiera di Cesare. Ma ormai conosciamo i limiti di quel metodo storico e dunque assai bene ha fatto la Boschetti a – come si dice – produrre la notizia con annessa postilla sulla mancanza di fonti scritte. Non rientrano nel campo dei documenti le tradizioni orali?

Il secondo punto (come li ho definiti) su cui indugio, procedendo in modo rapsodico, è, per definizione, incerto ma assai suggestivo. Siamo nel campo dell'etimologia la scienza che studia o, per meglio dire, formula ipotesi sull'origine delle parole. La curatrice lo introduce dopo aver osservato la presenza nel complesso agricolo detto Giovedia di attività enologiche. Secondo un autorevole studioso, Mario Bartoli, l'enonimo Sangiovese ha origine da Giovedia. Il termine deriverebbe dal greco arcaico geo-vedche significa zona elevata da cui si può osservare la pianura. Una collina ma anche una torre. E la Torre stava al centro della tenuta Giovedia. Se questa è l'interpretazione della seconda parte della parola San-giovese, la prima rimanda all'avverbio latino saneche significa veramente.

Il terzo punto riguarda due donne che ebbero un ruolo decisivo, soprattutto la prima che citerò, nella nascita di San Mauro. Si tratta di Antonia da Barignano madre di Sigismondo Malatesta e della più famosa Caterina Sforza. Cosa fecero? Detto in sintesi: Antonia è alle fondamenta dell'autonomia di San Mauro. Come ha notato Delucca, ripreso dalla Boschetti, fu proprio la presenza di Antonia nel territorio a indurre Sigismondo ad assecondare le aspirazioni autonomistiche dei sammauresi concedendo gli Statuti tra il 1427 e il 1437. Minore, ma degno di menzione, l'intervento di Caterina Sforza. Caterina, dopo che il castello di San Mauro fu smantellato (siamo alla fine del Quattrocento), “commossa alle preghiere” dei sammauresi, concede un “privilegio” assolvendoli dalle “commesse colpe”. Il privilegio riportato in dettaglio nel testo che segue riconosce “attenzione e benignità” nei confronti dei “nostri Huomini di S. Mauro, e sue pertinenze” a patto che accettino la condizione di “sudditi”. E' questa la premessa del perdono. Da cui consegue la protezione di Caterina e la difesa dell'autonomia.

Dunque: un tempio, collocato nelle adiacenze della Torre, nel quale si sarebbe fermato a pregare Cesare nel momento o prima di scatenare la guerra civile; un nome e un luogo, Giovedia, da cui avrebbe origine l'enonimo Sangiovese; due donne alle fondamenta di San Mauro. E naturalmente molto, molto altro nelle pagine che seguono. Che lascio al lettore senza ulteriori commenti.

 

San Mauro Pascoli, 19 giugno 2011 Gianfranco Miro Gori

sindaco di San Mauro Pascoli






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