Omicidio Pascoli. Il complotto - Comune di San Mauro Pascoli (FC)

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QUALCHE ESTRATTO:

 

Le indagini


Pochi giorni dopo l'omicidio, il 14 agosto, una missiva del Pretore Ricci di Savignano segnala al Procuratore del Re a Forlì la presenza di minacciosi emblemi di morte sulle case di alcuni possidenti savignanesi.

Ecco come il Brigadiere Carli, Comandante presso la Stazione Carabinieri di Savignano, descrive la situazione all'indomani del funerale di Pascoli:


[ ?] la notte del 12 al 13 andante vennero fatte delle croci sulle porte dei nominati Cacciaguerra Pietro, Falcioni Ferdinando e Barbarini Giovanni, il 1° possidente, il 2° sensale, il 3° negoziante di granaglie1.

 

Le croci erano state fatte con “pugna di ruote da carro senza alcuna iscrizione” e, secondo il Comandante dei Carabinieri, potevano esserne autori “Amati Giulio fu Tommaso d'anni 27 e Amati Bruto fu Paolo di anni 25, ambi nativi e residenti a Savignano, di condizione calligrafi ed appartenenti, come la maggior parte del popolo delle Romagne, al partito d'azione; i quali fratelli furono fin dal 13 andante denunziati a quella Pretura come oziosi, trovandosi precedentemente disoccupati e privi di mezzi di sussistenza”.

Emerge subito questa affermazione: i savignanesi fratelli Amati appartenevano, come la maggior parte del popolo delle Romagne, al partito d'Azione. Fondato da Mazzini, si trattava di un partito che si contrapponeva fortemente ai moderati raccolti intorno alla monarchia di Casa Savoia e di Cavour. Non solo: era un partito contrario alla guerra regia, ai plebisciti e alla piemontesizzazione dell'Italia, che voleva una sollevazione popolare finalizzata ad ottenere, ad esempio, il suffragio universale, in luogo di quello censitario.

Interessante risulta la precisazione del Pretore di Savignano, nel riportare la notizia, visibilmente preoccupato per le possibili ritorsioni che sarebbero potute avvenire in seguito alle suddette minacce:

Rassegno il sottoscritto alla S.V Eccma verbale di questo Comandante Carabinieri riferibile a croci e segni di morte impressi sulle porte di casa degl'individui in esso verbale indicati esercenti la mercatura, onde la S.V. possa provvedere come il caso, e le circostanze dei tempi richiedono; facendole noto che gli offesi, essendo persone risentite, potrebbero nascere gravi sconci e delitti.

Chi scrive poi ripete quanto altre volte espresso alla S. V., esistere cioè in paese un forte malumore per la crisi delle granaglie, pretesto ai tristi per promuovere disordini, che l'oculatezza dei pubblici funzionari deve prevenire.

Che ho fatto senso a tutti i buoni cittadini il richiamo del presidio dei bersaglieri qui stati posti, temendosi inconvenienti per i pochi carabinieri di cui componesi la brigata, facendosi alla stazione ferroviaria continuare dei carichi di grano. Occorre adunque un sussidio stabile di carabinieri, e di altra forza, senza di che l'ordine pubblico è in un continuo pericolo. Quello poi che più preme si è di curare la chiusura delle bettole e caffè nelle ore prescritte dai regolamenti comunali, che, sebbene esistono, pure da niuno si fanno osservare. [...]2

 

1Archivio di Stato di Forlì-Cesena, Gabinetto di Prefettura, b. 22, f. 26. Nota del Comandante dei Carabinieri di Savignano trasmessa al Prefetto di Cesena, 16 agosto 1867.

2Archivio di Stato di Forlì-Cesena, Gabinetto di Prefettura, b. 22, f. 26. Nota del Pretore Ricci di Savignano trasmessa al Procuratore del Re, 14 agosto 1867.

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