Pascoli e la fede - Comune di San Mauro Pascoli (FC)

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PASCOLI E LA FEDE

 

 

Nell’editoriale dell’Avvenire del 19 aprile scorso, Luigi Testaferrata racconta, tra l’altro, che la morte di Giovanni Paolo II gli ha fatto ricordare Pascoli e più in particolare, la poesia La morte del Papa del 1903, pubblicata nei Nuovi poemetti e dedicata a Papa Pecci. Sindaco Gori, cosa ne dice?


“Francamente non saprei cosa dire? salvo che ognuno di noi, a seconda della sua sensibilità, può cogliere, nella immensa opera pascoliana, aspetti, sfumature e istituire collegamenti che più sente propri?”.

Ma che dire della controversa questione Pascoli – fede?


“Non c’è dubbio che Pascoli respingeva la religione, quanto meno nel senso di religione rivelata. Era ancora assai giovane, studente liceale a Rimini, quando incontrò i reduci della Comune. Poi conobbe Andrea Costa, l’apostolo del socialismo. Aderì all’Internazionale. Divenne socialista anarchico e continuò, per tutta la vita, a dirsi socialista. Negli anni giovanili scrisse poesie come La morte del ricco: il titolo e già un programma. E un aneddoto narra di una pia vecchia che diceva di una sua poesia: <<Bruséla! Bruséla! La è contra Crést! (Bruciatela! Bruciatela! E’ contro Cristo!)>>. A questo punto vorrei aprire una parentesi. Se sono certo che Pascoli, socialista e poi massone, non era credente, dubito che fosse <<contro Cristo>>. Anzi: <<Crést l’era socialista (Cristo era socialista) >>, s’è detto della figura terrena di Gesù; e penso che Zvanì fosse d’accordo?”

La discussione sull’argomento, dall’altra parte, ha avuto inizio sin dal momento della morte di Giovanni?


“Certo. C’è un saggio di Mengozzi, assai bello, pubblicato nel volume Pascoli socialista, che ricostruisce la vicenda. Eccola, in sintesi. La morte di Pascoli scatena una battaglia per il possesso della memoria del grande personaggio: per iscriverlo a uno dei due campi avversi. Da una parte, la sorella Mariù e il mondo cattolico; dall’altra, il mondo laico e socialista a partire dal fratello Raffaele e dall’editore Zanichelli. Proprio questi ultimi si opposero all’estrema unzione che Mariù voleva fargli impartire. In questa tragedia si colloca la vicenda della sepoltura del Poeta. I sammauresi e i romagnoli volevano portare la salma a San Mauro – come Pascoli aveva sempre chiesto. La sorella decise per Barga. Lei non amava, nonostante fosse sammaurese di nascita, i sammauresi: li considerava responsabili di omertà nella vicenda dell’omicidio del padre Ruggero. Ma non basta. A lei, donna intelligente, non sfuggiva la differenza tra i contadini toscani e i sovversivi romagnoli. Loro l’avrebbero accolto con le bandiere rosse al vento?”

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