Pascoli e Savignano - Comune di San Mauro Pascoli (FC)

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PASCOLI E SAVIGNANO

 

Erano tante le località romagnole conosciute da Pascoli, fin dalla sua fanciullezza Savignano, Bellaria, Sogliano, Rimini erano paesi dove si era recato spesso per motivi familiari, di studio o per piacere personale.

 

Qual è stato il rapporto del poeta con Savignano?


Fin dall’età di sei anni, non essendovi a quei tempi scuole a San Mauro, Pascoli aveva frequentato la prima elementare a Savignano con il maestro Ireneo Pandolfi, lodato calligrafo, così come i fratelli, prima di raggiungere il collegio di Urbino. Essendo i due paesi così vicini tra loro, il poeta percorreva spesso, a piedi, la strada che da San Mauro conduceva a Savignano, in particolare nel periodo successivo al 1867, anno dell’uccisione del padre Ruggero

Che cosa c’entra Savignano con l’episodio dell’uccisione di Ruggero Pascoli?


Principalmente perché proprio là, “tra San Mauro e Savignano” era il luogo in cui riposavano i suoi cari, dove “solo, a notte alta, venivo per questa via, dove tra l’ombre smorte era il nemico, forse.” (la poesia è Il Bolide che fa parte della sezione Il Ritorno a San Mauro nei Canti di Castelvecchio). L’altro motivo, forse il più importante, era che voleva carpire qualche preziosa rivelazione sull’assassinio del padre, essendo Savignano il paese del supposto mandante del delitto.


Ebbe mai qualche conferma dei suoi sospetti all’interno delle botteghe, dei caffè ed osterie che frequentava nel paese?


Conferme vere e proprie no, ma certamente forti sospetti, anche perché Giovanni e il fratello Raffaele ad un certo punto ricevettero serie minacce e si dovettero fermare nelle loro ricerche, forse proprio perché vicini alla verità. Sappiamo anche che prima di partire per Savignano consegnava ad un suo amico fidato, detto Pugnégna, un suo scritto in cui faceva i nomi di coloro che sapeva accaniti contro di lui, in modo che se l’avessero trovato ucciso, la giustizia avrebbe potuto mettere le mani sui responsabili.

Questo Pugnégna è noto anche per avere pronunciato la famosa frase “Un nido, ve’, di farlotti!” durante il doloroso ritorno della madre con gli otto figli dalla Torre alla casa nativa, proprio pochi mesi dopo la morte di Ruggero Pascoli. All’epoca il poeta aveva solo dodici anni ed è probabile che Pugnégna si fosse poi preso a cuore la famiglia e in particolare Giovanni?


Si, come tutti i sammauresi vicini alla famiglia Pascoli, durante il difficilissimo periodo della giovinezza che il poeta trascorse tra San Mauro, Rimini e Bologna (aveva poco più di vent’anni), l’amico Pugnégna lo aiutò spesso; talvolta, di notte, percorrendo la via del ritorno da Savignano a San Mauro, dopo una sosta al Camposanto, si fermava poi a passare il resto della notte proprio a casa di questo amico. Pugnégna, se lo vedeva irrequieto e agitato, per tranquillizzarlo lo metteva a dormire nella stanza dove riposava uno dei suoi bambini; il respiro di quel bambino era un vero calmante per lui e così riusciva ad addormentarsi. Pascoli non dimenticherà mai questa delicata attenzione del buon Pugnégna.

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